16 settembre 2016

Voglia di pogrom frustrata


Non è tanto difficile capire cosa sta accadendo a Roma: è decisamente incomprensibile, invece, comprendere l’atteggiamento dei vertici del M5S. Sembra di rivedere film già visti, situazioni che s’accavallano nel tempo in un dejà vu senza fine: è sul tappeto un problema irrisolto nella politica italiana, ossia stabilire quando un politico od un amministratore sia da considerare colpevole. E’ (almeno) dai tempi di Prodi-Berlusconi che ci trasciniamo questo fantasma, e non riusciamo a scalfirlo di un’unghia.

Dopo quella stagione, nella quale si mescolarono svariate voci nella notte, dalle logge sanmarinesi agli schiamazzi del bunga bunga, terminati con un voto parlamentare il quale sanciva che sì, Ruby Rubacuori era, effettivamente, la nipote di Mubarak – e tutto questo per evitare lo sconquasso finale di una Repubblica già deragliata, perché svenduta ai nuovi equilibri europei ed agli appetiti dei sempre nuovi lupi famelici – si alzò dalla piazza di Bologna il colossale e liberatorio “Vaffa!”, più urlato che meditato, come è normale che sia per gli urli in battaglia. Poteva essere un “Avanti Savoia!” od un “Viva Zapata!” e sarebbe stato lo stesso, anche senza un modesto sillogismo che avrebbe legato, in una sintesi azzardata ma foriera di significati, i Savoia con Emiliano Zapata.

Invece, quel “Vaffa” diventò un intercalare, un modesto sussulto della plebe, disorientata ed incattivita per le troppe angherie subite: un delirio collettivo, nel quale Robespierre saliva al patibolo e, subito dopo, anche il boia si toglieva la vita tagliandosi la gola, tanto per lasciare la scena sgombra e pronta per nuove avventure, di diverso segno, ovviamente.
Questo era il sogno? Forse. Per qualche mese tenne la scena, poi dilagò in voti, infine in pallidi successi, più dovuti all’abbandono da parte dei pugili suonati che da ko fulminei ed acclarati. Gli asciugamani volavano sul ring uno dietro l’altro, i big cadevano come birilli e rotolavano fra il pubblico. Il quale, silente, non rideva nemmeno: voleva solo vedere il finale, mentre affondava la forchetta nell’ennesima pasta allo scoglio, come in un giallo che si rispetti e che non conduca alla noia.

Così, caddero le città: prima Parma, poi rovinarono nell’arena dei galli da combattimento anche Roma e Torino, nella polvere del meriggio, con gli ultimi raggi di sole ad asciugare le gocce di sangue per dimenticare in fretta il combattimento, mentre già gli spiedi attendevano i cadaveri, caldi, dei pennuti sconfitti.
E così Grillo presentò sulla scena i suoi campioni, nutriti a Nutella e Gatorade, affinati nelle palestre, come usa, come si deve fare oggi. Ebbero, all’inizio, la proibizione di andare in Tv: osservate oggi, i cosiddetti “migliori”, fanno proprio i polemisti da talk-show, le teste pensanti sono state epurate. Proprio come fece un “migliore” d’altri tempi.
Ma torniamo al nostro problema.

La magistratura, se informata di una notizia di potenziale reato, deve indagare: c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, non dimentichiamolo. Ed è meglio che sia così, guai se non ci fosse: il problema nasce a valle.
Anzitutto, la pubblicità data alle intercettazioni: se fossimo in un Paese normale, si potrebbe pubblicarle al termine del dibattimento. Invece, vige quasi un processo pubblico continuo, basato sulle intercettazioni che vengono pubblicate: la fuga incontrollata di notizie sembra inarrestabile, eppure non ci vorrebbe molto a fermarle.
Ma c’è l’altro aspetto da valutare: se l’opinione pubblica non fosse informata, quanta “sabbia” in più ci sarebbe? Cosa non riuscirebbero ad insabbiare? Perché la Magistratura non è un monolite, ogni parte politica ha i suoi, e li tira per la giacchetta.

Credo che, di fronte ad una notizia d’indagine avviata da un magistrato, si dovrebbe solo plaudere al suo lavoro e non spostarsi di un millimetro: ma che notizia è che un magistrato indaga?!? E’ il suo mestiere!
Si può discutere su un rinvio a giudizio, ma anche lì: quante volte un processo è terminato con la piena assoluzione?
Se seguiamo questo modo di procedere – ossia quello dei “colpevolisti” ad oltranza, ossia subito fuori alla prima brezza – chi finisce per governare è la Magistratura, ma attenzione: non per sua volontà, soltanto perché la politica usa le inchieste come clave! Che, per loro stessa definizione – “inchiesta”= vogliamo saperne di più – non lo sono.
Altro paio di maniche è quando c’è una condanna, anche in primo grado: lì c’è qualcosa in più di un fumus persecutionis e, spesso, quando un rinviato a giudizio sa d’essere colpevole, accetta un procedimento abbreviato, che gli consente di uscire subito dal processo con una pena più leggera.
Ci sono, dunque, due problemi da risolvere: la durata dei processi e la certezza delle pene.
Riflettiamo che, per un semplice incidente stradale senza vittime, si può giungere ai tre gradi di giudizio, che significano vent’anni di procedimento. Stessa cosa per una causa di lavoro e per mille altri casi minori: tutte queste vicende assorbono energie al pari dell’aereo di Ustica (per il quale, non si giunse a nulla).
Che fare?

Probabilmente, la via da seguire è un’altra: accettare, per casi non gravi, una minor “attenzione giudiziaria” e limitare i gradi di giudizio a due, primo grado e Cassazione, potenziando quest’ultima. In seconda battuta, depenalizzare una serie di reati minori, quali il possesso di droghe leggere in bassa quantità, usare le pene alternative – hai spaccato le panchine dopo una partita di calcio? Vai a pitturare panchine per un anno, tutte le domeniche pomeriggio.
In questo quadro,  ci sembra che la vena giustizialista del M5S sia fuori luogo: le normative ambientali sono così complesse che, anche una persona esperta del settore (ed onesta), può incorrere in una svista, in un maledetto comma che la obbligava a fare una dichiarazione che non ha fatto…non si può giudicare un assessore sulla base di una notizia d’indagine!
La colpa sta tutta in codici farraginosi e complessi: la Francia ha 1/5 del nostro corpus giuridico! Così è, perché la notizia d’indagine o l’avviso di garanzia viene comunemente usato come arma politica: e cosa ci si aspettava, dopo che il M5S aveva conquistato Roma?

Qualcuno sostiene, e forse a ragione, che città come Roma e Torino siano state, in realtà, “regalate” al M5S grazie a complessi scambi di voti fra destra e sinistra – che sanno mettersi d’accordo in fretta quando serve per salvare la bisaccia – …perché? Poiché nessuno sapeva più come salvarsi e chi mettere a governare una città come Roma, falcidiata dalle opposte inchieste e rinvii a giudizio, in un panorama di cloaca non maxima, maximissima. E Torino? Una città che ha perso due dinastie, i Savoia e gli Agnelli? Torino, nel dopoguerra della FIAT rampante, assorbì mezzo milione d’immigrati, raddoppiò la popolazione: adesso che si fa, si fanno tornare indietro le lancette della Storia?
L’eredità che ricevono i sindaci M5S è pesantissima, come a Parma, dove il povero Pizzarotti si ritrovò sulla scrivania l’accordo per il mega-inceneritore Parma/Reggio: firmato dal suo predecessore…ch’at vegna n’chencher…fatto!

Finora, Iosif Vissarionovič Džugašvil (Stalin)/Beppe Grillo ha governato il suo movimento con il kalashnikov a tracolla: uno conta uno, una parola di troppo conta una raffica. Non c’è da stupirsi: è un genovese, un “camallo” divenuto borghese grazie alla sua abilità teatrale, come Gassman, Solenghi, Gazzolo, Lupo, Volonghi, Govi, Crozza...tutti genovesi.
Dalla sua finestra, da ragazzo, probabilmente contava i fumaioli delle navi con la falce e martello e si sentiva orgoglioso: non c’è terra dove il “credo” del georgiano abbia attecchito così bene come la Liguria centrale, c’è da stupirsi se il M5S si porta appresso questa eredità?
Peccato, però, che il sistema di riferimento sia il liberismo assoluto, dove uno conta un euro, ossia quasi un cazzo, come sentenziava il Belli. E qui scoppia la contraddizione.

La portata di un movimento come il M5S è tutta politica, ossia è nel pensiero politico che si dovrebbero attendere le novità, i veri cambiamenti, non nelle città, governate – per giunta – in un sistema politico europeo, quello del Trattato di Lisbona, non scordiamolo mai. E cosa fai, come puoi soddisfare i bisogni della gente del Corviale o delle Vallette, se i soldini te li deve dare Padoan? Sei destinato al fallimento totale, per incomprensione da parte degli elettori, che si chiedono: ma cosa fanno ‘sti M5S? Ma chi sono? Cos’hanno da dire?
Prendiamo due “cavalli di battaglia”: energia e reddito.

Nel “non-programma” c’era la (pessima) ricopiatura della legge regionale del Trentino alto Adige, dove il problema energetico si risolveva con la messa “a norma” energetica degli edifici. Nulla di sbagliato, ma come fanno – nel vicino Veneto – a tirar fuori tutti quei dindini per ristrutturare le case? Il Trentino è regione autonoma, prende un sacco di soldi dal tempo nel quale gli Schutzen sparavano agli Alpini di guardia alle linee ferroviarie: li pagammo apposta, perché non sparassero più! Quello delle case è il vecchio cavallo di battaglia del PD e delle sue detrazioni d’imposta! Sveglia, grillini!

Idrogeno, piccolo idroelettrico, geotermia, correnti sottomarine, moto ondoso, piccolo eolico, autosufficienza energetica, solare termodinamico, trasporti…eccetera…lo sai, Beppe, che un dirigibile consuma da un terzo ad un sesto di un aereo, e può portare il carico di tre TIR? Dov’è il think-tank per l’energia del M5S? Pronto? Silenzio assoluto. Dalla Casaleggio & associati non rispondono. Petrolio, gasdotti e carbone continuano ad imperare.
Costruire auto elettriche? Certo, basterebbe nazionalizzare quel che rimane della FIAT, già che l’abbiamo pagata e strapagata con soldi pubblici! Il telefono della Casaleggio è sempre occupato, peccato, riproverò.
E il reddito di cittadinanza?

Trovare le risorse?!? Ma cosa racconti, Beppe?
Il prof. Fumagalli pubblicò le sue “10 tesi” e le affisse sulla porta della chies…pardon, dell’Università (mi ricorda qualcuno…non rammento…) nel 1998! Sono passati quasi 20 anni!
Basta un prelievo dello 0,02% sulle transazioni finanziarie per finanziarlo! Paghi l’affitto tramite banca? Pagherai qualche centesimo per la tassa. Compri e vendi petrolio, computer, grano, diamanti? Paghi tramite banca (non penso che accettino contante, no…) pagherai sempre lo 0,2%, ma sarà qualche soldo in più.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”: è nella Costituzione (art. 53), sì, la nostra, quella “cattiva” per Renzi e per Morgan & Stanley.
E poi…smettiamola di raccontare che il reddito di cittadinanza è un surrogato della pensione o dell’assegno di disoccupazione…ma avete letto qualcosa in merito? Milano continua a tacere.

Insomma, Beppe, invece di usare il sistema gulag con chi poneva dei problemi, chiedeva democrazia interna, proponeva…forse avresti dovuto ascoltarli, oggi non avresti gente disastrata (sotto il profilo politico, ovvio) come ti sei ritrovato. E non puoi neppure più usare il kalashnikov, altrimenti non rimane nessuno!
Aspetta, ho la Appendino in linea…
“Buongiorno sindaco, come dice? Che per rimettere in piedi Torino bisognerebbe avere una bella fabbrica 3.0 dove impiantare l’avanguardia tecnologica, così le nostre “teste” non scapperebbero più all’estero? Che la fabbrica già c’è, ma le fanno marameo? Un canadese le ha fatto una pernacchia da Londra?”
Lo so, sono dei maleducati: provi a farsi prestare il kalashnikov da Beppe, chissà…

05 settembre 2016

Apre la caccia. Possiamo ancora chiamarla così?

Un breve comunicato, per definire le quote di abbattimento relative alla caccia al cinghiale, stagione 2016:
I contingenti di abbattimento proposti durante la Commissione sono: 8.043 capi nella provincia di Savona, 8.500 in quella di Genova (di cui 4.200 nell’Ambito territoriale di caccia Ge 1 e 4.300 nell’Atc Ge 2), 4.500 in quella di Imperia (di cui 3.500 nell’Atc e 1.000 nel comprensorio alpino), 3.200 nella provincia della Spezia. Dai rappresentanti delle associazioni agricole è stata avanzata anche la proposta di un aumento di contingente nella provincia della Spezia.
In totale, nell’intera Liguria saranno abbattuti circa 23.000 cinghiali, migliaia di caprioli, qualche daino (li hanno inseriti da poco), cervi (idem) e poi pernici, fagiani, lepri, ecc.

Tralasciando le lepri e la selvaggina di penna – vengono allevati e poi liberati un paio di mesi prima, pochi sopravvivono oltre il primo giorno di caccia – rimane il numero esorbitante di cinghiali e caprioli, una vera mattanza. E si tratta di una sola regione. Perché?

Voglio subito premettere che questo non vuole essere un articolo pro o contro la caccia e, più in generale, l’uccisione degli animali come fonte di cibo: è un argomento che riguarda la nostra coscienza – non quella ambientale – ma quella roba che ci rimorde quando osserviamo i camion con vitelli e maiali che vanno al macello. Se si è contrari, basta diventare Vegetariani/Vegani ed il dubbio è risolto.
In seconda battuta, non comprendo la differenza fra un animale che viene ucciso con una pistola a molla dal macellaio oppure con una fucilata da un cacciatore: forse, il secondo, ha vissuto meglio.

Ho, purtroppo, abbastanza anni per ricordare la caccia in epoca “pre-ungulati”, quando i boschi erano deserti ed i cinghiali erano solo in Toscana ed in Sardegna, nessuno immetteva selvaggina di penna e, finiti i pochi animali presenti, si riponeva la doppietta. Spesso, una lepre in salmì e un fagiano alle erbe erano le sole prede di una stagione di caccia, quando le licenze erano a buon mercato, le cartucce si ricaricavano in casa e la doppietta era quella del nonno.
Incontravo i cacciatori mentre facevo la guardia alla vigna, giacché il danno peggiore non era la grandine, ma proprio i “forestieri” che staccavano un grappolo, mangiavano un paio d’acini e poi lo buttavano via. E tu spruzzavi il verderame per tutta l’Estate, alla faccia loro.

Il business, inutile dirlo, languiva, ed i voti dei cacciatori sono voti “pesanti”, che possono decidere le maggioranze parlamentari ed i governi. Allora, via con l’incrocio del cinghiale col maiale inglese (che è già nero di suo)! Con una decina di cuccioli per femmina al posto dei due o tre della cinghialessa originaria, il gioco è fatto: moltiplicate per 5 la fertilità primitiva ed ecco che gli equilibri ambientali saltano come birilli.
In seguito, giunsero i caprioli che hanno la pessima abitudine di nutrirsi di teneri boccioli: le faggete, disseccate, sentitamente ringraziano. Ma il business è decollato: armi rigate al posto delle vecchie doppiette, salatissime licenze (eh, lo Stato vuole la sua parte…), freezer pieni di carne e ristoranti che si riempiono per tutto l’Inverno, fra una stagione turistica e l’altra.

Una “squadra” di cacciatori (per il cinghiale è obbligatoria la caccia in squadra), in una stagione venatoria abbatte 50-100 prede, ed è composta da una decina di persone. Fatevi due conti della serva. E’ proibito commerciare le prede, ma, ma…se per quello, è proibito anche esigere il pizzo, farsi di coca oppure guidare una Ferrari ai 200 all’ora…la legge? Ma dai…

La differenza rispetto a mezzo secolo fa? Non ci sono più io che faccio la guardia alla vigna, semplicemente perché la vigna non c’è più e, nei prati arborati dove un tempo pascolavano le mucche, oggi crescono le querce. L’agricoltura di collina e di montagna è stata abbandonata: è persino proibito vendere direttamente il latte, se non hai un piccolo caseificio alle spalle “per l’igiene”! Eppure, nessuno di noi – cresciuti col latte di cascina – è mai morto intossicato. Anzi. Vorrei sapere come lavano le cisterne che scendono dalla Germania o dal Belgio col latte d’importazione.

Demolita la tradizione agricola su terreni scoscesi, era gioco forza impegnare quelle aree con qualcosa: il business non può mica fermarsi! Gli agricoltori, in Italia, si estinguono (non in Francia e Germania)? Bene! Operiamo per un allevamento estensivo sul territorio di cinghiali, caprioli, tassi, stambecchi, camosci, daini, cervi…
Per questa ragione, possiamo affermare che la caccia non esiste più. Oggi, c’è un “prelievo” di “risorse” da aree abbandonate, per le quali – a suo tempo – non è stato fatto nulla affinché non lo diventassero. Oggi, coltivare in collina è impossibile: provate a seminare mais o patate, ci penseranno i cinghiali ad “ararvi” il campo per la prossima semina!
Equilibri naturali?

Un bel sogno, roba per Verdi ambientalisti e politici da strapazzo.
Mi sapete dire quale predatore potrebbe limitare una popolazione (solo in Liguria!) di 23.000 cinghiali? I lupi? Ma se i pochi che vagano fra i monti vengono uccisi dai pastori appena si fanno vedere?!? La lince, come hanno fatto in Austria?
Premesso che la follia italiota d’incrociare i maiali con i cinghiali, lassù, non l’hanno fatta, la lince è un “gattone” di 25 Kg, che se è affamato attacca l’uomo. Lascereste i vostri figli tranquillamente nel bosco, in cerca di funghi o di mirtilli?

L’Austria è in rotta con l’UE non solo per migranti o muri da erigere, è in disaccordo anche per la rigidissima normativa europea sulle armi: in altre parole, gli austriaci non accettano di essere disarmati, perché hanno linci ed orsi nei boschi, e sono coscienti del pericolo che possono rappresentare.
In Italia, invece – che ha accettato la normativa europea (vi sorprende?) – se dovessero essere introdotti i predatori, i boschi diventerebbero dominio assoluto dei “prelevatori”, ossia di quelli che ancora oggi chiamiamo “cacciatori”. Qualcosa s’è visto, quando gli orsi si sono fatti vedere nel Nord-Est.

In buona sostanza, ed in buona pace per Verdi, Vegani, ambientalisti…e per tutti coloro che ritengono di poter risolvere le difficoltà con un semplice sillogismo assoluto, ritengo che la situazione non abbia soluzioni. Al punto cui siamo giunti, solo una grave carestia ci libererebbe dalla fauna imposta per motivi politici ed economici. Forse.
P.S. Non ho mai sparato un colpo di fucile in vita mia.

29 agosto 2016

Frottole per Comulibertardi




Giunge la fine d’Agosto, le vacanze svaniscono nel ricordo e subito partono i buoni propositi per l’anno nuovo, ossia per l’anno che inizia dopo le ferie estive, poiché questo è il vero inizio d’anno per gli aspetti economici e per le buone intenzioni da attuare. Arriva, puntualissimo, il Meeting di Comunione e Liberazione: subito dopo – ad ufficializzare, con i placet dell’alta borghesia – arriva Cernobbio, dove si buttano col sorriso sulle labbra propositi e suggerimenti e si decide che tutto va bene così, Madama la Marchesa, avanti mezza, timone al centro. Peccato che quest’anno, anche il livello delle frottole, sia drammaticamente sceso.

Il primo a raccontare la sua è un personaggio quasi sconosciuto, tale Mattarella: si dice sia il Presidente della Repubblica, ma non si fa mai vedere né sentire, in atti e parole. ‘Sto buon uomo – che ricorda tanto il monsù Travèt di berseziana memoria – è andato a raccontare:

“Nessuno può augurarsi che si verifichino spostamenti migratori sempre più imponenti ma così rischia di avvenire se ci si illude di risolvere il problema con un ‘vietato l’ingresso’ e non governando il fenomeno con serietà e senso di responsabilità.” omissis…”Che vuol dire far crescere – sul serio e presto – possibilità di lavoro e di benessere nei Paesi in cui le persone hanno poco o nulla, perché, in concreto, il loro benessere coincide pienamente con il nostro benessere”

“omissis” perché non c’è nessuno sproloquio da aggiungere. “Governare il fenomeno”? Racconta Mattarella. Controlliamo il Canale di Sicilia con i droni-ricognitori, sappiamo in tempo reale quando un natante prende il mare dalla costa africana, e non facciamo nulla. Non facciamo niente perché non possiamo fare niente di niente.
Chi ha fomentato le cosiddette “primavere arabe”? Gli USA. Chi è andato a distruggere la Libia per accaparrarsi le sue ricchezze? USA, Francia e GB, più il minus italiota. Chi estrae Uranio in Ciad avvelenando tutto? La Francia. Chi arraffa, distrugge, inquina il delta del Niger? Tutte le compagnie petrolifere mondiali. Ho già ripetuto in altri articoli come il continente nero sia disossato dalle multinazionali, a “testa” statunitense. I flussi migratori sono un’arma usata dagli USA in funzione anti-europea: guardate come si comportano, in Nord America, i poliziotti USA lungo il confine messicano!

Allora, Mattarella, smettiamola di raccontare frottole: o dici le cose come stanno, oppure piantala d’andare a raccontare i tuoi voli pindarici ad una platea in minima parte naif, ma in massima parte ben scafata ed opportunista, che sta lì ad ascoltare questi propositi desueti ed insulsi – poiché irrealizzabili – giacché sa benissimo che di questo si tratta, però queste belle parole servono a coprire i loschi affari della holding comunoliberata, a cominciare da Formigoni, con tutti gli altri angeli in colonna. Un bla bla senza senso né costrutto, per colorare l’album da disegno dei soliti idioti di turno.

Subito dopo si fa avanti Giancarlo Blangiardo, il più autorevole demografo dell’università di Milano-Bicocca, che racconta le ultime novità sul fronte demografico: siamo scesi sotto le 500.000 nascite l’anno (come nel 1918) ed il saldo nascite/morti è negativo per 60.000 unità! Un paese per vecchi, già lo sapevamo. Anche gli immigrati, giunti in Italia, smettono di fare figli.
Chissà se c’è stata qualche ciellina che si è sentita chiamata in causa – non lo fo’ per piacer mio ma per dare figli a Dio…com’era ricamato sulle camicie da notte delle bisnonne… – oppure, anche al Meeting, si scorrono i social network d’incontri col preservativo in tasca…

La soluzione, ha raccontato Blangiardo, è racchiusa in un cassetto. Mistero. Pare proprio un racconto per adolescenti, con tanto di Orchi Cattivi mangiabambini e magici forzieri dove c’è la portentosa pergamena per salvarli.
No, è un provvedimento di legge, uno dei tanti, uno dei mille e mille dimenticati…chissà che cassetti avranno per contenerli tutti! E’ la solita robaccia contenuta in ogni Finanziaria – professor Blangiardi…ma ancora ci crede? – un comma scritto per avere i voti di qualche cattolico e poi stornato su un altro capitolo di bilancio, oppure mai finanziato. La solita roba.
Secondo il racconto del demografo, si tratta solo di una questione di assegni familiari e di asili nido, il tutto contenuto in un famoso comma del 2012.

Mi chiedo se Blangiardo abbia dei figli. Se sappia cosa vuol dire crescerli: mille preoccupazioni – oh certo, c’è anche il piacere del sorriso, dello stupore dei loro occhi, delle loro curiosità… – ma come si fa a godersele se hai il problema di perdere il lavoro, se ti scade il mutuo, se ti capita una malattia e devi sborsare fior di ticket, se il lavoro del coniuge è a rischio, se le case popolari sono dei casermoni squallidi e neppure ci sono? Basta che un genitore abbia bisogno di cure, basta che il tuo lavoro sparisca, e la voglia di fare il secondo figlio se ne va. E quante donne sanno già che, in caso di maternità, al loro ritorno non ci sarà più il lavoro?

Fin qui le cause più conosciute – sono le stesse che mettono a rischio di divorzio le famiglie – ma ce ne sono altre, più nascoste.
Gli italiani erano un popolo che, di fronte alle difficoltà, alzava le spalle e si metteva a trovare soluzioni: le famiglie erano coese e “robuste”, i genitori in pensione, spesso, costruivano case, coltivavano orti, le nonne (in pensione a 55 anni) diventavano delle vice-mamme.
Lentamente, la composizione sociologica di questo Paese è stata trasfigurata: se una donna vuol fare la nonna a tempo pieno, oggi, lo fa a 67 anni! Facciamo finta che queste cose non esistano? Quale aiuto si può aspettare una figlia se non ha una madre disposta a fare la nonna?

Poi, c’è il dilagare dell’infelicità. L’Italia è un Paese infelice, nel quale gran parte della popolazione è carica di problemi: economici, relazionali, esistenziali…ed ogni giorno sono bombardati da milioni d’immagini di gente felice. Perché possiedono il cellulare Sprit, usano il deodorante Sfruzz, l’abito firmato Strapp.
Ta-ta-ta-ta-ta…passa una Harley-Davidson, passano 25.000 euro, che pochi riescono a guadagnare in un intero anno.
E i futuri papà? Si chiedono come sia possibile avere Sprit, Sfruzz, Strapp e l’Harley per essere finalmente felici. E non trovano risposte: si sentono condannati all’infelicità. E’ un inganno, lo sappiamo, ma quanti ci cascano? E’ il Gestalt della pubblicità, baby!
Nei discorsi, compaiono degli intercalare che denotano scoramento: “Quella? Ma quella batte, fa la escort, lo credo che ha il grano…” “Quello? Ti credo che ha l’Harley…spaccia!”

Chi tira avanti normalmente, col lavoro, si sente in fondo alle scale, con poco fiato e senza la speranza di poter salire.
Accende la Tv od Internet, e sente che hanno dato 650.000 euro l’anno ad un certo Campo dell’Orto per fare il direttore della Rai, per cercare di far vincere a Renzi un certo referendum, del quale non capisce una mazza.
E legge pure che il “tetto” per queste retribuzioni è, per legge, di 240.000 euro.
Dentro al cuore, scaturisce una domanda: a parte le difficoltà per tirarlo su, chi me lo fa fare di mettere al mondo un altro poveraccio come me? Non sono figlio di un medico, non ho un rinomato studio legale (o quant’altro)…che speranza ho? Che speranza hanno i figli di nessuno di riuscire a nuotare ed a sorreggere il figlio fin quando non sia in grado di nuotare da solo? Meglio una scopata sterile, e non pensarci più.

Ogni anno, almeno 3.000 ricercatori vanno a lavorare all’estero: pochissimi tornano. Sono la “crema” per capacità, ma in Italia nessuno saprebbe cosa farsene. Scappano anche i piccoli imprenditori, scappano addirittura i pensionati, dalla Romania al Portogallo! L’Italia è, oramai, un recinto dal quale tutti cercano di scappare!

Ci sono mille ragioni, prof. Blangiardo – nessuno lo nega, ognuno ha le sue, come ha i propri dubbi di fronte ad un figlio, le proprie paure – ma far credere che tutto sia riducibile ad una disponibilità di asili nido, francamente, sa di balla ad usuum stultorum.

Forse, per essere dei bravi demografi, bisogna essere prima degli ottimi sociologi: se non si analizza prima l’humus, è difficile capire perché le piantine non crescono.
Probabilmente lei, queste cose, le sa benissimo…ma qualcosa le devono pure far raccontare…ma, vivaddio, si può sempre tacere!
Si salva la propria dignità, e non si farfugliano le persone con tesi bislacche.

08 agosto 2016

Immigrazione e mercato immobiliare







Correva l’anno 2011 quando, come ben sappiamo, l’UE commissionò all’ex presidente Napolitano un colpo di stato parlamentare per insediarvi un suo uomo, tale Mario Monti. La responsabilità di tale atto – che sotto il profilo costituzionale era possibile, seppure fosse una “pulcinellata” di pessimo livello giuridico – ricade sulle spalle di Monti (che se ne frega altamente), dell’UE (idem), di Napolitano (idem) e del partito che approvò quel governo, il PD (dell’allora) entusiasta Pierluigi Bersani. I quali tentano, oggi, anch’essi di fregarsene: per questa ragione è necessario, ogni tanto, rammentarlo: visto che, attualmente, ci propongono addirittura una riforma costituzionale. Poiché, se non ci fossero stati i loro voti favorevoli, quel governo non sarebbe mai nato: chi, ancora oggi, è al lavoro pur essendo un anziano completamente inutile al processo produttivo, oppure non riesce ad avere una pensione e campa come può, se ne rammenti.

Sorvoliamo sugli aspetti tragicomici di quei mesi – “dai, dagli un’altra pompata allo spread, così si mettono calmi e buoni” – oppure sulle lacrimucce della Fornero, sulle “trovate” di un super-indagato come Profumo, e sull’inettitudine di gran parte di quei ministri, resta il fatto che – grazie ad alcune trovate da circo Barnum – il mercato immobiliare italiano cambiò radicalmente.

Bisogna riconoscere che, precedentemente, il governo Berlusconi “galleggiava” solo grazie ai tanti conigli dal cappello di un tributarista di nome Tremonti, espedienti come le inutili cartolarizzazioni, le mille sparate sulla vendita di spiagge e cime montane, insomma, un disastro di diverso segno.

L’unica soluzione, per l’Italia, sarebbe stata (e lo sarebbe tuttora), una generosa inversione sulla tassazione, visto che l’indice di Gini continua a raccontare la medesima cosa: in Italia, sono troppo colpite le fasce medio-basse e troppo poco le medio-alte, al punto che il 10% della popolazione (6 milioni) possiede il 50% della ricchezza, mentre il restante 90% (54 milioni) si divide il restante 50%.
Fatta 100 la ricchezza generale del Paese – da non confondere con il PIL, poiché la ricchezza considera anche i valori immobiliari, non solo le loro rendite – sarebbe come se 10 persone si dividessero 50 denari (5 denari a testa), mentre gli altri 90 ricevessero  0,55 denari a testa. Un rapporto, pressappoco, di 1 a 100 nel reddito.
Senza toccare questo problema non se ne uscirà mai, ma non se ne può uscire perché tutti coloro che possono decidere qualcosa, fanno parte dei 6 milioni di privilegiati. Un problema di classe dirigente che si trascina dall’Unificazione, giacché all’epoca trovavamo Rattazzi, Crispi, Sella e Ricasoli mescolati fra di loro, al governo con maggioranze diverse da quelle votate dagli elettori, e così via, come ai giorni nostri.

Monti dichiara subito guerra al patrimonio immobiliare italiano, con una commistione fra morale ed economia che non ha nesso logico né tradizione storica, poiché i valori immobiliari italiani sono troppo alti. Sarà, ma il valore di un immobile dipende da tanti fattori: lo sviluppo costiero italiano è pari a 7.468, e non è proprio vero che una casa nella Westfalia valga come una in Sardegna, che Essen equivalga a Portofino. Per questa ragione, di semplice bellezza, di un mare tiepido per 8 mesi l’anno, i tedeschi hanno i loro valori immobiliari e si tengono il Baltico, noi abbiamo i nostri e ci teniamo il Mediterraneo.
Ma a Mario Monti non sta bene.

Con la tassazione sulla prima casa, nel 2012, ricava per lo Stato 4 miliardi di euro, ed abbatte il valore immobiliare complessivo italiano di circa 2.000 miliardi (quasi l’intero debito pubblico!) con un abbattimento di valore medio, a famiglia, pari ad 82.000 euro! (1)

Si potrebbe pensare ad un venditore d’acciughe salate prestato all’economia, un bocconiano che vende funghi secchi e castagne nel mercato rionale, ma non è così. L’uomo è probabilmente anche stupido, perché ricava 4 miliardi e ne perde 2.000 per il proprio Paese – una qualità non esclude l’altra – ma è, soprattutto, un venduto. A chi?
Al capitalismo “creativo” delle holding finanziarie del Nord Europa, le quali preferiscono “fissare” – ossia far acquistare ai loro clienti – beni immobili. Stesso discorso per le mafie, che devono “ripulire” soldi: niente di meglio che le abitazioni di pregio italiane, che ai 7.468 Km di coste (i più ambiti) aggiunge l’arco alpino e le città d’arte: un vero tesoro. Non è un mistero che il Lago di Garda è, turisticamente parlando, un feudo tedesco.

La disponibilità finanziaria del cliente medio britannico, riferita da un sito come Gateaway.com, è di circa 200.000 euro: in altre parole, l’investitore medio inglese, quando si rivolge al mercato immobiliare, dispone di una cifra intorno a quella quota. L’abbattimento del valore, per famiglia, di 82.000 euro vi dice qualcosa?
Il sacco dei soliti Lanzichenecchi.
Oggi, in Liguria e zone limitrofe (per conoscenza personale, ma in tutta Italia funziona così), inglesi, tedeschi, olandesi…acquistano case per poi usarle in multiproprietà, oppure in affitto per le vacanze tramite i soliti portali Web: si noti che, da un paio d’anni a questa parte, gli stessi portali tendono a non mettere più in contatto diretto il locatario con il locatore, bensì appoggiano “con forza” la transazione bancaria, per lo più di banche irlandesi. Con la scusa della “semplificazione” e della “sicurezza” le banche entrano in questo mercato dell’affitto stagionale, che il governo Berlusconi fissò come termine massimo  di durata in un mese.
Monti riceverà una percentuale? Ah, saperlo…

Una parte degli italiani, però, non vende e si rivolge al mercato dell’affitto, aumentato in pochi anni del 15,9% ed un incremento dei canoni del 6,7%. (2)
Come “assorbire” e far fruttare questi milioni di metri cubi passati dall’uso diretto all’affitto?
Anzitutto, chiudendo i rubinetti delle banche: chi concede più un mutuo? In seconda battuta, ci pensano i cosiddetti “contratti atipici” – quella roba da 700 euro il mese senza nessuna garanzia di un futuro previdenziale, oppure il mercato dei Voucher, aumentato nel primo semestre del 2015 del 67% - ossia, oggi, ti danno solo più la pagnotta, senza companatico. Grazie Renzi! Grazie Job Act!
E le banche, ovvio, si trincerano dietro a quei contratti “farfalla” per non concedere soldi – mentre con la classe politica sono sempre prodighe: esattamente come nella seconda metà dell’Ottocento – tanto, le eventuali “sofferenze”, per un guizzo “d’art nouveau” nella prassi bancaria, le pagano i correntisti.
Ma non basta ancora: 15,9% in più di case da affittare!

Ecco, allora, che gli immigrati tornano comodo: che lavorino nei cantieri o nelle stalle oppure raccolgano pomodori o frutta, va tutto bene, basta che paghino l’affitto, in nero, bianco o grigio poco importa, basta che paghino!
Si prostituiscono? Rubano? Fanno gli ambulanti abusivi? Ma pagano!

Da dove vengono?
Dal continente più sfortunato (geologicamente, insieme all’Australia) del pianeta. Come tutti sappiamo, l’agricoltura nacque nella Mezzaluna Fertile per un intreccio unico di eventi causali/casuali, una combinazione fortunata nella storia umana, senza la quale la vita si sarebbe, probabilmente, estinta dopo la fase dei cacciatori/raccoglitori, come spiega bene Jared Diamond in Armi, acciaio e malattie.
Dalla Mesopotamia, l’agricoltura s’espanse verso Est e verso Ovest – e dunque anche in Africa – ma nel continente scarseggiavano le terre coltivabili. Ovviamente, con il mutare delle condizioni climatiche, ci furono periodi più favorevoli ma l’Africa, sostanzialmente, rimane la terra con i più vasti deserti del pianeta e terreno povero, semiroccioso, poco adatto all’agricoltura. Difatti, i cereali che si sono affermati sono i più poveri, come il miglio ed il sorgo.

Le aree equatoriali, se disboscate, vanno incontro ad enormi problemi poiché il substrato sul quale vegetano le grandi foreste è una sottile crosta di humus che poggia su strati rocciosi e, se privato del tasso di umidità naturale, si estingue in fretta. Situazione simile alle aree equatoriali del Brasile, che prima o dopo – se continueranno i disboscamenti – andrà incontro ad identico destino.
La condizione dell’Africa è questa: è persino difficile trovare un’area agricola paragonabile alla Pianura Padana, e questo in un intero continente!

Per contro, l’Africa è un vero campo minerario a cielo aperto: non vi è metallo o elemento chimico che non si trovi in abbondanza: dall’Oro al Ferro, dal petrolio al gas, dall’Uranio al Cadmio, al Cromo, al Vanadio, al Tungsteno… la metallurgia mondiale, senza l’apporto africano, sarebbe in grave difficoltà.
Ma, la “stagione storica” nella quale gli africani avrebbero dovuto attrezzarsi per diventare minatori “in proprio”, fu funestata dalla schiavitù, poi dal colonialismo, infine dal neo-colonialismo. Quattro secoli di disgrazie: oggi, nessun manufatto di pregio tecnologico esce dall’Africa,
In questa situazione di degrado umano – non trovo altro termine – si è innestato il cinismo, bieco, delle holding tecnologiche. Attraverso i loro alfieri, i soliti portavoce del capitalismo, soprattutto nordamericano (Kissinger, Luttwak, ecc), hanno sentenziato che 50 milioni d’africani bastano per far funzionare l’apparato estrattivo, a prezzi “concorrenziali”. E gli altri? Li mantiene la FAO?
Tanto per capirci – cifre fornitemi da un ex capocantiere italiano in Africa – la paga di un operaio italiano nella posa delle pipeline petrolifere era di 20 dinari il giorno, quello di un operaio locale (in genere, nigerini) di 1 dinaro.

All’opposto, ancora ricordo il racconto di un compagno di scuola giunto dall’Africa, fuggito dai tetti di una Elizabethville in fiamme (oggi Kinshasa, ex Congo Belga) nel 1960, scappato sui tetti con la famiglia per sfuggire ai guerriglieri rivoluzionari, nell’impeto della liberazione dai belgi. I tempi di Patrick Lumumba.
La madre, però, aveva nella borsa una sacca zeppa di diamanti, che – giunti in Europa – fruttò una fortuna: il capitale per un’azienda della Pianura Padana, rubato all’Africa.
Poche le eccezioni: la Libia, messa al sacco appena possibile dalle soldataglie franco-italo- angloamericane – ovvio, senza farsi notare, basta fornire “assistenza”, armi e soldi – ed il Sudafrica, il feudo della De Beer, la monopolista dei diamanti e dell’oro, dove tutto deve rimanere tranquillo. Il Camerun pareva avercela fatta con l’industria tessile, ma chissà quale minerale attirò la cupidigia della solita multinazionale, e fu la medesima guerra mascherata da evento tribale.
Cosa possono fare?
Scappano.

E, oggi, finiscono nella trappola peggiore che si possa immaginare: il Canale di Sicilia. Nel canale – debitamente sorvegliato dai droni – basta che il mare s’incazzi un po’ ed il “lavoro” è fatto: “87 morti”, “barcone che si rovescia, 56 dispersi”…e così via…si dimentica e s’infrange una delle più antiche regole della marineria: il soccorso in mare.

Perché non possono venire mica tutti qui! Ed è vero.
L’Italia è un Paese deindustrializzato, con un’agricoltura allo sbando grazie a decenni di disinteresse politico, dove pochissimi giovani intendono praticare il mestiere dei padri. Eppure, siamo la prima economia agricola europea per produzione di alimenti biologici: ma la banda larga, per accedere ai mercati internazionali? Gli olandesi ce l’hanno, e vendono i loro pomodori, che non sanno di niente, ovunque. Noi, fuori dalle grandi città, aspettiamo sempre che ci sia la linea.
I migranti salgono, gli Stati del Nord chiudono le frontiere, botte sulle spiagge accanto ai bagnanti. E gli americani ridono: taglia qui, taglia là…alla fine resteranno solo i 50 milioni richiesti!

Se non basta ancora, rendiamo loro le condizioni di lavoro impossibili, al punto che la loro vita si consumi il più presto possibile: 40 gradi, sole, poca acqua, orari da far paura, la sorveglianza a volte addirittura armata, cosa ricordano?
Ci rammentano il rapporto dell’Ispettore per le Colonie Portoghese del 1949, il quale si lamentava che i proprietari terrieri del Mozambico non tenevano da conto abbastanza gli schiavi, sfruttandoli senza pietà: quando uno schiavo moriva, chiedevano semplicemente il rimpiazzo. E suggeriva d’intervenire nella “catena” della fornitura di schiavi, per cercare di rallentare il processo.

Non possiamo, quindi, che fare un caloroso applauso al sindaco di Nardò (4) – Pippi Melone – per aver sancito un regolamento comunale che deriva da un principio semplicissimo, che non attuarlo significa fare sberleffi a tutte le leggi sul lavoro. Altro che Job Act.
Semplicemente – visto che a Nardò i braccianti sono tantissimi – ha sancito che, nei campi, è proibito lavorare dalle 12 alle 16, data l’alta temperatura ed il sole allo zenit. Apriti cielo!
Subito c’è stata la rivolta dei notabili di destra e di sinistra, che sono ricorsi addirittura alla Magistratura ma il Giudice (maiuscolo) non ha fatto altro che confermare il provvedimento, ricordando il buon senso che ispirava una simile decisione e la sua correttezza dal punto di vista giuridico.
Bisogna ricordare che, proprio nelle campagne pugliesi, un paio d’anni fa morì per il caldo una donna italiana, e lo scorso anno un lavoratore immigrato: la morte non guarda in faccia a razze e colore della pelle.

E bisogna pure ricordare cosa vuol dire morire di caldo in un campo di pomodori: significa sfruttare il proprio corpo ben oltre le proprie possibilità fisiologiche – a questo ci pensano i “caporali” – con la disidratazione che avanza – non basta più bere – e la pressione sanguigna scende, allora il cuore pompa sempre di più, fino a schiantare. Una morte da schiavi, da campi di cotone dell’Alabama. E’ mai possibile che, nell’anno 2016, qualcuno debba morire di lavoro in questo modo?!? (5)
Hanno dipinto Melone con colori variopinti, definendolo “fasciocomunista” o “rosso-bruno”, tutti non sense, per definire una persona che si rifà a tradizioni della destra sociale ma che vota e sostiene il M5S, uno dei tanti (per fortuna) ad aver capito che le divisioni destra/sinistra non hanno più senso. Speriamo che sia un esempio, e che altri seguano la sua strada, poiché si cade da un’impalcatura o ci si schianta contro il guard-rail, ma il denominatore comune di queste morti sul lavoro è uno solo: la fatica.

Vorremmo dare un consiglio a Melone, perché non ci sfuggono i rischi che corre: portati sempre appresso un amico fidato come guardaspalle ed una giacca. Sotto la giacca, una Beretta bifilare. Hai deciso di vivere da uomo con la schiena diritta in una terra pericolosa per gli uomini “giusti”: se qualcuno cercherà di piegarti, “seccane” almeno più che puoi. E che Dio ti benedica e ti protegga.

Altro che schiantare la gente perché paghi un affitto.





(5) http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/08/02/nardo-ordinanze-e-processi-non-fermano-lo-sfruttamento-dei-migranti-procura-di-lecce-ddl-contro-il-caporalato-una-schifezza/549010/

01 agosto 2016

Ma guarda cosa vado a trovare…





Mia madre è sempre stata, per me, fonte d’ispirazione: talvolta gravida, nei suoi ricordi, di storie oscure e zeppe di misteri – come capitò per l’intervista che le feci su Toni Bisaglia, dalla quale ricavai le basi per l’articolo Tre morti e una sorpresa in casa (1) – per questo vado a riaprire, ogni tanto, i suoi vecchi diari, piccole agende cariche d’annotazioni.
Del pacco, salta fuori anche uno scarno calepino: una raccolta di manifesti elettorali del PdS, anno 1992, stilato per acchiappare voti prima delle elezioni del 5 Aprile 1992: quelle che, in definitiva, diedero il via al governo Ciampi: difesa della lira, sistema monetario europeo, Tangetopoli…eccetera…anno fecondo quel 1992…

 A parte le vignette di Altan – protagonista il solito Cipputi, essere quasi fuori dal tempo, alcune godibilissime – non resta che uno scarno soliloquio di parole d’ordine desuete, talmente stupide che meritano d’essere riportate.
Giacché, “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente” (Indro Montanelli).

Si parte con il titolo, che viene ripetuto ad ogni pagina in calce per sottolinearne l’importanza, “COGLI L’ATTIMO”. Parole che, oggi, si ritrovano sui social network d’incontri, ma con tutt’altro significato.

ATTENTI AL FUTURO
Ce ne siamo accorti, grazie dell’avvertimento, rispedire al mittente.

SILVIA, FRANCESCA, GIOVANNA, LAURA
Criptico modo d’appressarsi all’universo femminile, tipico dei PCI (e DC): talmente inutili e subalterne da non meritare manco un cognome? La donna? Lato A e lato B. C’è dell’altro?

LA VELA DELLA DEMOCRAZIA HA BISOGNO DI VENTO
Qui, almeno, l’autore si rivela: il Comandante Supremo D’Alema, vergata durante una bonaccia al largo di Ansedonia.

NON LASCIARE IL PAESE IN MANO AI PORTABORSE
Non sono d’accordo. Voglio un vero portaborse, perché se consegno la mia borsa al gelataio di Rignano, chi la ritrova più?

PIAZZA FONTANA, PIAZZA DELLA LOGGIA, ITALICUS, USTICA, STAZIONE DI BOLOGNA: IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI
Dopo quasi un quarto di secolo, il silenzio è diventato un silenzioso rigurgito.

I NODI VENGONO AL PETTINE
Ma va? Perché a voi non fanno mai male?

METTI IL GOVERNO IN CASSA INTEGRAZIONE
Quale, scusi?

REPUBBLICA ITALIANA: FAVORI, ARROGANZA, PRIVILEGIO
Embé, dove sta il messaggio? Ne manca un pezzo?

PRESIDENTE BRILLANTE, DEMOCRAZIA OPACA
Sarà colpa del mutamento climatico, ma le nebbie sono ovunque e ben distribuite.

SISTEMA DEMOCRATICO A RISCHIO
A rischio? Ma va? Credevamo avesse avuto un devastante ictus.

L’OPPOSIZIONE CHE COSTRUISCE
Questo è vero: una buona dose di cemento aumenta il PIL, tutti hanno collaborato. Giusto, bravi.

IL PAESE DELLE ETERNE EMERGENZE
Eterne, appunto.

DOVE I GOVERNANTI NON TRAMONTANO MAI
E i governati? A volte s’incazzano, come le formichine…

VOGLIAMO L’ARIA FRESCA, CI DANNO L’ARIA FRITTA
Ferma, piano…l’Ossido di Carbonio è peggio…

GOVERNO BUGIARDO, STATO SPRECONE
O Stato bugiardo e Governo sprecone? A scelta!

LE FINANZE FANNO ACQUA, LA FINANZIARIA ARIA
Le finanze degli italiani, invece, fanno pena: il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza!

MAFIA S.P.A.
Titolo ampiamente utilizzato per definire la corruzione presso il Comune di Roma, anni 2015/16.

PER NOI DONNE IL PALAZZO E’ SOLTANTO UN PIGIAMA
No, qui è sbagliato. E’ anche un reggicalze ed un reggiseno a balconcino.

CHIARE, FRESCHE, DOLCI VOCI DI DONNA
Questo non sapeva cosa scrivere per completare “l’opera” e si è riferito ad un autore della tradizione, un certo Petrarca. Che si è rivoltato nella tomba.

TIENI APERTA LA SINISTRA
Stesso autore del precedente, che è passato dall’antologia ai quiz per la patente: “dare precedenza”, “divieto di svolta”, ecc.

COSA (NON) ABBIAMO FATTO PER MERITARCI QUESTO
Non diteci cosa non avete fatto, diteci come avete fatto, che è stato un gran bel “fare”. Per chi? Di certo non per gli italiani.

Ora, aspettiamo da mamma RAI – dopo i 650.000 euro dati a Campo dell’Orto – il bombardamento di preparazione all’assalto delle truppe cammellate per il “sì” al referendum. Si dice che lo stia preparando Maria Etruria Boschi in persona: un nome, una garanzia.
Possiamo suggerirvi qualche nuovo slogan per stilare un nuovo calepino 2016, anzi, un bel calendario omaggio per il 2017, con le solite bellocce di casa nostra ed le stantie parole d’ordine, copiate – ovviamente – da autori più attuali.

DEMOCRAZIA NEL MONDO BANCARIO
ARIA FRESCA IN PARLAMENTO, LA PUZZA FUORI
LA FINANZA FA BENE ALLA PROSTATA
UNA SOLA EMERGENZA: PIU’ SOLDI PER TUTTI!
RICOSTRUIRE SULLE MACERIE

Basta, non vogliamo offendere la vostra fantasia di ex piccini, pidiessini, diessini, piddini…eccetera…siamo certi che quei 650.000 euro galvanizzeranno le migliori menti per scovare slogan attraenti e grondanti ottimismo, in modo che possiate illudervi di strapazzare a piacimento la Costituzione.
Tanto, quel referendum lo perderete, non illudetevi: oramai gli italiani non sperano più nulla, ma l’occasione di mandarvi affanculo non se la lasciano certo scappare!

(1) http://www.lolandesevolante.net/blog/2011/05/tre-morti-e-una-sorpresa-in-casa/

15 luglio 2016

Parole inutili


A che serve piangere i morti? A niente. Non si confortano i vivi, tanto meno si fa qualcosa per i trapassati.
E’ del tutto evidente che – dalla cosiddetta “primavera araba” – l’attacco è salito all’Europa, non avevamo dubbi in tal senso, e riteniamo che anche la vittoria di Brexit faccia parte di questa strategia: isolare la Gran Bretagna dall’Europa toglie all’UE la metà delle potenzialità d’intervento militare nell’area mediterranea, navi, aerei, uomini e, soprattutto, basi.
La NATO? Qualcuno crede ancora nella NATO come “alleanza” militare? A quel presidio militare statunitense in terra europea? Auguri, gli sciocchini possono accomodarsi. C’è, però, ancora un modo per tentare di fa venire a galla i veri mandanti, che non sono “l’America” – come qualcuno crede – ma forze interne all’apparato militare USA, ai servizi segreti, legati a doppio filo col mondo petrolifero. Che è transnazionale.

Serve a qualcosa bombardare quattro scalzacani nel Nord dell’Iraq o nell’Est della Siria? E’ servito a qualcosa? Allora, se vuoi eliminare la malattia, devi colpire i gangli vitali, le fonti di finanziamento: segui i soldi, non seguire le armi o qualche ridicolo califfo. 
L’Arabia Saudita ha mai preso una posizione chiara ed inequivocabile contro il terrorismo, sia esso nella versione 1.0 chiamata Al-Quaeda e sia nella 2.0, denominata ISIS? No, perché Osama Bin Laden faceva parte della famiglia reale saudita, era uno dei 25.000 che hanno questo privilegio, faceva (o fa?) parte della corte di Ryad.
Ha eseguito con dovizia e professionalità i suoi compiti, dalla Bosnia all’Afghanistan, sempre dalla stessa parte: sempre contro i russi ed i loro alleati, e non diteci che Ryad non sapesse nulla…oh my God…non raccontateci frottole da festa di paese!
Poi è arrivato un altro fantoccio, il cosiddetto Califfo: sarà il cognato del mullah Omar? Od il cugino del cognato dello zio di Saddam Hussein?
Per favore: la carne tritata dei bambini di Nizza sanguina ancora sulla promenade des Anglais, non infiorate l’asfalto con parole indegne, stupide e prive di senso.

Certo, Hollande è in un bel guaio. Quasi completamente ereditato, dai tempi di de Gaulle – ricordate quel “Ici est la France!” pronunciato alla folla di Montreal? Gli americani si chiesero: “Why Canada must be French? –  già, eredità malsane se non puoi permettertelo…ma all’Eliseo, oggi, c’è lui, e qualcosa deve inventarsi. Altrimenti, se ne vada.

La Francia, poi, ha aggravato la sua situazione correndo dietro all’atomo di Areva, e allontanandosi troppo dai destini (e profitti) delle Sette Sorelle, come i tedeschi correvano dietro al progetto Desertec: lì non è stato necessario fare molto, è bastato togliere di mezzo il referente in terra africana, ossia Gheddafi, e nemmeno un Watt giungerà mai dal deserto libico. Anche Mattei fece la stessa fine, pur essendo un petroliere ma – diciamo – un petroliere “illuminato”, che era già di troppo nel mondo del barile puzzolente.

Può fare qualcosa Hollande? Dubito, salvo sganciare un po’ di bombe, ammazzando quattro idioti armati e quattromila innocenti disarmati. Può incarcerare sette milioni di francesi d’origine maghrebina? Nemmeno Marine le Pen potrebbe farlo, anche se magari lo dice, tanto per acchiappare qualche voto.
Un lavoro d’intelligence, sul fronte interno, sarebbe auspicabile, ma richiederebbe anni: nel frattempo, rimarrebbe qualcosa delle città francesi? Sarebbe un “lavoro” sullo stile israeliano: la Francia può permetterselo? L’Europa? Non facciamo ridere.

Sapendo che il flusso di denaro per il “califfetto” & i suoi tirapiedi parte da Ryad, proviamo a ribaltare la situazione.
Sarebbe come, se noi radessimo al suolo Algeri, Tripoli od il Cairo, gli altri bombardassero quattro idioti sulle Alpi o nella Foresta Nera. E chissenefrega, sarebbe la risposta più ovvia.

Fatto salvo che ammazzare degli innocenti non serve a nulla – anzi, peggiora la situazione, quindi più niente bombe sulle cittadine orientali – si può provare a fare questo discorso:

“Cari colleghi del governo saudita (ed alleati: Qatar, EAU, Kuwait, ecc) al prossimo attentato in terra francese, arriverà una pioggia di missili su Ryad. La raderemo praticamente al suolo, senza armi nucleari – ovvio – bastano le navi e i sommergibili della Marine Nationale.
Non “se ritirerete l’appoggio”, “se smetterete di finanziare”…eccetera…no, al primo attentato in terra francese scateneremo l’inferno sulla vostra bella “perla”, dove le donne non guidano, dove non si può bere una birra in santa pace e dove il boia affila la scimitarra un giorno la settimana e quello dopo pure.
A voi così piace vivere, vi rispettiamo, ma c’infastidisce un po’ che, qui da noi, si debba lavare l’asfalto così spesso, e che l’acqua sia rossa di sangue.
Dopo, non vi lamentate: siete stati avvertiti.”

Hollande potrebbe inviare la missiva per via diplomatica, ufficialmente, alla luce del sole, in modo che non vi sia nessun fraintendimento: dopo – come diceva Jannacci – sedersi, “per vedere di nascosto l’effetto che fa”. Nel mondo diplomatico, ovvio.

Altrimenti, caro Hollande, vai in Tv e dì ai francesi: “Cari francesi, dobbiamo abituarci ad un paio, forse tre attentati l’anno di questo tipo nella nostra terra. La polizia vigilerà, ammazzerà gli attentatori, i pompieri interverranno, le ambulanze pure e creeremo una bella unità di soccorso psicologico permanente, per spiegare ai francesi che dobbiamo crepare in silenzio, senza far troppo rumore.”

Poi, dimettiti e vai a goderti la pensione in un ameno paesino della Bretagna, con la tua amante ed una bella montagna di Viagra. Fino all’inevitabile infarto: così te ne andrai anche tu, in silenzio, senza disturbare troppo.

Adesso, caro Hollande, scegli.

11 luglio 2016

Brutta storia



I cinque poliziotti uccisi a Dallas – Dallas? Curioso, vero? – rappresentano uno spartiacque da molto tempo mai più oltrepassato. Dai tempi delle Pantere Nere? O dalla rivolta di Sand Creek? Forse. Il presidente nero si limita a commentare “Tutte le persone imparziali dovrebbero essere preoccupate”, e non ci sentiamo di dargli torto, ma riecheggiano ancora, nelle nostre orecchie, le parole di Malcolm X pronunciate all’indomani dell’assassinio di John F. Kennedy: “La violenza che i Kennedy non sono riusciti a calmare ha finito per rivolgersi loro contro”. Purtroppo, nemmeno a questa riflessione riusciamo a dar torto. E si torna a Dallas.

Eppure, qualche segnale, qualche sforzo per cambiare c’era stato, come quando la Guardia Nazionale accompagnò fra i banchi della recalcitrante università dell’Alabama gli studenti neri: la scena è riportata nel film “Forrest Gump”, e molti altri film come “La calda notte dell’ispettore Tibbs” cercarono di “rieducare” un popolo che non vuole e non riesce a comprendere dove finisce la propria libertà ed inizia quella altrui.
Le pistole sono solo il triste epilogo di un pensiero mai evoluto, mai interiorizzato completamente: pur essendo presente un vigoroso patriottismo, l’americano medio, nei suoi sogni proibiti, desidererebbe ogni giorno una bella prateria, solo per lui, con relativi indiani da prendere a fucilate.
La vicinanza lo urta, le mode lo condizionano – se fumate in una strada di una qualsiasi città degli USA, la gente si scansa – soffrono il prato del vicino di casa perché meglio rasato, la macchina nuova del cognato…sono un popolo prigioniero dei media – che devono veicolare consumi – i quali sono decisi dalle lobbies, alle quali basta corrompere poche centinaia di parlamentari per raggiungere i loro obiettivi.

Non volevo parlare di armi, ma togliamoci il sassolino dalla scarpa. I due ingredienti: una costituzione del ‘700 – vergata quando la gente portava naturalmente la spada al fianco – e la fortissima American Rifle Association la quale, ogni volta che si deve votare sulle armi, paga qualche parlamentare e la legge va nel cestino. Cosa cambia se una pistola te la consegnano solo dopo una settimana (Stato di New York)? La moglie l’ammazzi dopo.

Il problema non è qui, come ha spiegato esaurientemente Michael Moore. Il problema è accettare il “diverso” da te, impedire che nascano plotoni di “giusti” e di “diversi”, “Ragazzi della via Pal” che si sparano.
I neri, in America, li hanno portati gli americani stessi: qui c’è una enorme differenza con l’Europa. Per noi si tratta di un fenomeno nuovo: se seminassimo un po’ di bombe in meno, se non distruggessimo gli habitat naturali (le strade, in Ciad, sono disseminate di residui della raffinazione dell’Uranio: leggi AREVA, capisci FRANCIA), se non riducessimo i fiumi a delle cloache ove gettare gli scarti del petrolio (vedi Nigeria, compagnie petrolifere, ENI in testa) forse, la gente non scapperebbe.
Finché non abbiamo realizzato un bel gioco a “RISIKO” in Siria, i siriani stavano a casa loro, in Libia (sotto “il despota” Gheddafi) nascevi con la pensione (o reddito di cittadinanza che dir si voglia) ed era, per reddito pro-capite, la seconda nazione africana, dietro il Sudafrica.
Quindi, chi è senza colpe scagli la prima pietra.

Gli americani, di colpe, ne hanno un intero mazzo. Prendetevene una vista, ma è solo l’antipasto: di queste foto, ce ne sono a decine, e tanto è successo prima dell’invenzione della  fotografia:





Come si uscì da quell’abisso di turpitudine?
Con la promessa, in parte esaudita dal 1960 in poi, d’aprire le porte dell’American Dream anche ai neri. Perché?
Poiché l’alternativa sarebbe stata un ruzzolone non verso una guerra civile, bensì verso la guerriglia senza quartiere fra il KKK ed i Black Panthers. Per questa ragione i neri entrarono nelle Università americane, finì la discriminazione razziale nell’istruzione e nel welfare: per non passare ai massacri a 2, 3, poi 4 cifre. Per giunta endemici: come disse Mao-Tse-Dong, “Il potere passa nella canna del fucile”, e Dio sa quanto è vero!
Cos’è successo oggi?

Il neo-liberismo imperante ha richiesto la chiusura dell’American Style of Life: troppo costoso, che si adattino alla paga minima sindacale, 6 dollari e pochi centesimi l’ora, così i profitti delle Major crescono, le azioni pure ed esporremo in pianta stabile il toro a Wall Street.
I risvolti sociali? Cavoli dei governi, e della Guardia Nazionale. Se vogliamo trovare riscontri in Europa, cavoli dei governi nazionali, l’Europa tira dritto e non si tocca.
Così avvenne: la famosa middle class, la spina dorsale degli USA, iniziò ad essere intaccata dal basso: sempre più americani lasciarono le casette col prato, con la scritta “For sale”. Crollo del mercato immobiliare, come in Italia.

Dopo tanti anni di corsa verso l’integrazione, però, non furono solo più i neri degli slums a pagare il prezzo: una bella fetta di bianchi fini sulla strada, bianchi certificati, WASP in piena regola che campavano coi sussidi statali o le Charities delle fondazioni.
Al contrario, neri “rampanti” s’erano arricchiti ed erano saltati oltre la siepe: Obama ne è una prova, avvocato di grido prima di diventare presidente.
Risultato: io, bianco purissimo, discendente dei Padri Pellegrini, faccio il poliziotto con una paga da fame, che non mi consente certo il reddito del commerciante nero, del medico nero, dell’avvocato nero. Eppure, quello è nero. Giuro che il primo bastardo nero che mi capita sotto, e muove solo un’unghia, lo ammazzo.
Altrimenti, non si spiega la mattanza di neri da parte della polizia americana: c’è il solito odio sotto, quella del mio prato perduto, della mia prateria svanita, della vita di merda che faccio al posto di quella che m’avevano promesso, che hanno avuto i miei genitori.

Qui c’è un parallelo con l’Europa: il tizio che ha ammazzato il nero perché aveva reagito all’insulto (scimmia!) non era certo un banchiere od un capitano d’industria. Viveva in mezzo ai campi in una baracca, e non conosceva i motivi della fuga di Emanuel dall’Africa – ed era inutile spiegarglieli, perché non li voleva capire! – dato che la percezione del sottoproletario è questa, già Marx scriveva dell’incapacità di essere “classe” (o gruppo, unione, ecc) dell’Umproletariat. Il limite dei sottoproletario è proprio quello di non saper riconoscere altri sottoproletari come lui: questioni di razza, religione e colore della pelle lo confondono.

Un altro aspetto, comune alle due sponde dell’Atlantico, è la sostanziale impunità della quale godono le forze cosiddette dell’ordine. In America, pistola elettrica per immobilizzare: quindi, colpo da 357 Magnum in testa per finire il lavoro. In Italia, niente armi da fuoco: bastano le botte ad ammazzare la gente, come nei casi Uva, Cucchi, Aldrovandi…poi la caserma Diaz, chiaro esempio di depistaggio e di insabbiamento.
Per i politici è necessità primaria mantenere la fedeltà delle forze cosiddette dell’ordine: stralciati dalle riforme pensionistiche, favoriti nell’assegnazione delle case popolari e perdonati se alzano troppo le mani. Quando ci scappa il morto, partono i depistaggi e gli attacchi contro magistrati “persecutori”.
Insomma, basta che non rompano i maroni e ci difendano, poi, se ammazzano qualche “tossico” (così definito dal loro alfiere Giovanardi), si perdonano…i nostri padroni non vogliono grane.  
E i padroni del vapore, come la pensano?

I grandi capi (ovunque siano, fate voi) hanno, fra di loro, un dissidio permanente – se riesco a fregarti un pezzo di prato, di banca, di fabbrica, di mercato o d’Ucraina quello è mio, e ci godo – ma una percezione della vita univoca: inizia con il gonfiore alla natica destra, dove tengono il portafogli, e termina con il culo della escort, che hanno pagato, e dunque è merce anch’esso. Una conferma.
Gli altri?

Sono soltanto i destinatari della merce, quella cosa che ti fa guadagnare soldi per il prato, la Ferrari e tutto il resto. A ben vedere, non c’è gran differenza di pensiero fra un sottoproletario ed un iper-capitalista: entrambi reagiscono ad istinti primari, che devono semplicemente soddisfare i loro bisogni. Non hanno alcuna percezione di spazi comuni, perché il mondo termina all’esterno del loro corpo (al più la famiglia, naturale o mafiosa) e dunque sono portati a disinteressarsene.

Ammazzano i neri? E chissenefrega! Ammazzano i bianchi? E chissenefrega! Ammazzano gli Utu? E chi cazzo sono ‘sti Utu?
Il mestiere della politica – che entrambi non riescono a comprendere – è quello, paradossale, di far sopravvivere il loro mondo, che permette il grande Monopoli di un euro il pezzo di profitto. E’ il capitalismo bonario dei Kennedy, di Obama, di Prodi e Berlusconi, di papa Francesco…e di tutti i “buonisti” della terra.
I quali riescono a spacciare questo sistema come “accettabile” fin quando si ammazzano 100.000 persone. Abbastanza lontane che nessuno possa accorgersene, se non di striscio. Dai, c’è la finale degli Europei, c’è il motomondiale, zitto e mosca.

Poi, un giorno qualsiasi, spunta un Micah Xavier Johnson qualunque con il suo fucile d’assalto di ex combattente in Afghanistan ed ammazza 5 poliziotti bianchi. La polizia lo ammazza e, nei giorni seguenti, uccide altri neri.
Per gli uomini di Wall Street non cambia nulla: e chi è mai Micah Xavier Johnson? Come va il titolo di Unilever? E quello della Mac Donnel Douglas? E allora…dammi cinque!
Non sono addestrati a capire, solo ad eseguire.
Gli uomini di governo, in versione “pompiere”, si danno un gran daffare a spedire messaggi nell’etere. Era uno sbandato! Non era legato a nessuna organizzazione! Un cane sciolto! Già, vero.

Non si rendono conto che, in una società come quella americana, Micah Xavier Johnson è già un idolo per i disperati neri, per i quali trovare un ferrovecchio che spara è più facile che, per noi, trovare una bottiglia di birra vuota ai lati di una strada. Quanti decideranno di non farsi più ammazzare in silenzio, per soddisfare le turbe psichiche dei poliziotti frustrati?

I politici?
Non hanno più il potere di far spendere qualche spicciolo in più per mostrare che esistono, per fare in modo d’allargare le maglie, e permettere che un poco di ricchezza in più calmi le acque. Non c’è più la ricchezza di un tempo (per ragioni geopolitiche) e nemmeno la speranza di procurarsela limando le unghie ai profitti: Wall Street nega. In questo, c’è un parallelismo inquietante fra USA ed Europa: il liberismo detta l’agenda, gli altri obbediscano.

Quindi?
In entrambe le sponde dell’Atlantico, il vero problema si chiama liberismo. Non è possibile che, in questa grave situazione, l’indice di Gini (che misura la disparità di ricchezza all’interno delle popolazioni) continui ad aumentare nella direzione di ancor maggiore disparità: ricchi ancora più ricchi e poveri ancora più poveri.
Negli USA, per un fatto singolare – la gran diffusione di armi – tale processo può condurre a mattanze senza fine, ad una situazione di scontro latente: molto dipenderà dal nuovo presidente, perché la Clinton o Trump hanno ricette molto diverse, ed è inutile fare previsioni. Anche se, come scrivevamo poco sopra, il margine di manovra della politica è veramente esiguo.
In Europa è la dissoluzione dell’UE il segnale precipuo: una dissoluzione oramai conclamata che porterà Olanda, Grecia, Svezia…poi tutti gli altri in coda. Ma non risolverà il problema, perché attinente ad altre cause. I vecchi stati nazionali sono ancora più deboli.

Solo una redistribuzione della ricchezza, ed una bella “calmata” sulle velleità imperiali, potrà far virare la nave verso nuovi lidi. In un caso o nell’altro, il capitalismo è spacciato: può scegliere fra una lunga agonia (in mano ai “buonisti”), oppure un colpo alla testa (con le ricette degli iper-liberisti). Altre alchimie non esistono.
Ci vorrebbero teste pensanti per immaginare il futuro, ma non ne esistono più, o molto rare e zittite. I passi da fare sarebbero di portata epocale, e la Storia non si ferma ad attendere chi rimugina senza scegliere.
Semplicemente, lo macina: servirà come concime per nuove società. Così è sempre stato, e così sarà.