13 agosto 2017

Ministro Fedeli: perché vuole istituire le classi differenziali?

Mi ero ripromesso di non parlare più di scuola, giacché sono in pensione da alcuni anni e la scuola rappresenta un passato che non m’appartiene più, dal quale sono lontano e non più coinvolto: anche le cosiddette “amicizie” con i colleghi si stemperano, altre li sostituiscono, così è la vita.
Però, la notizia che saranno istituiti corsi quadriennali per la Secondaria Superiore (Licei, Istituti Tecnici,ecc) mi ha colpito: significa non avere compreso nulla dello stato della scuola italiana e, in fin dei conti, ubbidire agli ordini dall’alto senza fiatare. Cosa più determinante, senza pensare.
Vorrei sfatare una leggenda metropolitana che va per la maggiore – la scuola non serve a niente…ognuno fa per sé…è la vita ad insegnare, ecc – ed altre, simili baggianate: chi fa queste affermazioni non capisce niente d’educazione, dalla quale dipenderà in gran parte la qualità, in termini di cittadinanza attiva e di capacità critica, delle generazioni future. Ricordavo ai miei allievi che s’entrava nella scuola quando da poco avevi mollato il ciuccio e ne uscivi magari col fidanzato/a che ti aspettava in macchina.

Inoltre, per avere una visione “panoramica” della scuola è necessario averla vissuta da studenti e da insegnanti, per capire cosa si prova di là e di qua della cattedra.
Spicca, in questo senso, la pochezza della nostra classe politica che, per quanto ricordi, mai nominò un insegnante all’Istruzione: qualche (rarissimo) docente universitario e poi, stuoli di funzionari, manager, avvocati, politici di carriera…ecc, ecc…

Oggi, tanto per lasciare il segno della sua presenza a viale Trastevere, il ministro Fedeli ha voluto varare la sua “riformina”, cosicché qualcuno la ricorderà negli annali: 100 prime classi del percorso Superiore – per ora a livello sperimentale, una sola sezione per Istituto che lo richiederà – da quest’anno dureranno 4 anni al posto dei rituali 5.
E avranno anche l’insegnamento in lingua (per la grande maggioranza sarà l’inglese) di una materia non linguistica: immaginatevi cosa può voler dire la Chimica, la Fisica, la Storia o la Filosofia in inglese.
“L’Europa lo vuole”: falso, solo Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo, Ungheria e Romania – sono 6 – hanno corsi quadriennali, ma in un quadro generale della scuola diverso dal nostro. Potremmo far notare al ministro che gli altri 22 Paesi hanno impianti quinquennali. Eppure, la novità viene spacciata “per uniformarsi all’impianto europeo”. In realtà, è soltanto uno dei tanti “risparmi”.

Qualcuno riesce a vederne anche aspetti positivi – come Manlio Lillo, che si presenta su Fatto Quotidiano come “archeologo e giornalista” (1) – e, specificatamente, due:

1) L’abbreviazione del percorso di studi;
2) La riduzione dell’abbandono scolastico.

Entrambi questi aspetti positivi – a suo dire raggiungibili mediante la riforma – mi paiono solenni fregnacce.
Il primo è una colossale tautologia, poiché non spiega come, in quattro anni, si possa far meglio che in cinque (quando, oggi, alla maturità ti rispondono che Puskin è un cantante).
Il secondo, invece, denota che Lillo non conosce i problemi della scuola, ma tanto gli basta per pontificare dalle pagine del giornalone “democratico”.
L’abbandono alla quarta classe deriva da problemi ben precisi, alcuni risolvibili, altri no:

1) Gravi problemi psichici e/o fisici, che alterano gravemente la volontà. Spesso, l’accettazione della ripetizione dell’anno scolastico può essere una buona soluzione. Se basta.
2) Presa di coscienza d’aver sbagliato scuola o, comunque, la progettazione della propria vita. Questo dipende, in gran parte, dall’aver ignorato l’errore di orientamento in Terza Media: le scuole ricevono tot soldi per alunno/a dallo Stato e i presidi non vogliono ascoltare chi propone la necessità di re-orientare gli allievi, che mostrano segni d’insofferenza al corso di studi, verso altre scuole. Le famiglie s’impuntano, i ragazzi soffrono: è la situazione più difficile da gestire.

La soluzione che Lillo appoggia, seppur anacronistica, è: smetti in quarta? E noi t’accorciamo il percorso! E’ una scelta senza motivazioni né implicazioni pedagogiche: se si “fa tutto” in soli quattro anni, chi garantisce che non cedano prima?

Su quel “fare tutto” in soli 4 anni, poi, io ho grossi dubbi. Già per “far prima” è stata abolita dal corso di studi la Geografia: non ci meravigliamo se i nostri figli piazzano Macerata dal Friuli alla Sicilia. La soluzione? Appiccichiamo loro un bel GPS sulla schiena? Oppure devono consultare l’onnipresente cellulare per spostarsi di 30 chilometri? Quando incontro un TIR che procede, smarrito, con un codazzo di automobili dietro a passo d’uomo, su una strada di montagna che è sì una scorciatoia, però…mi viene da pensare.
Ma anche nelle altre materie la differenza si vede, si nota chiaramente: a conti fatti – ossia, ad esempio, la capacità d’affrontare versioni di autori latini – le abilità di un allievo del 5° Liceo Scientifico sono pressappoco quelle che la mia generazione aveva in terza media. Provato sul campo.

La nostra generazione ha ancora “preso” il bene ed il male della Riforma Gentile, ed i mali li ha interiorizzati al punto di ribellarsi – giustamente – a delle impostazioni anacronistiche e velleitarie, solo buone per farti capire l’obbedienza. Ma c’era anche il “buono”.

Quando la campanella d’inizio lezioni terminava di squillare da mezzo secondo, e tu aprivi la porta della classe, l’insegnante ti riceveva con un bel “Buongiorno Bertani, ci rivediamo domattina”. E vai dal preside a spiegare, spiega a casa dopo…il mattino dopo, le gambe affrettavano da sole il passo.
Nel triennio superiore, era uso dare del lei all’insegnante ed essere corrisposti con egual appellativo: ciò ti dava la misura che stavi crescendo, e che le tue responsabilità aumentavano. A sedici anni, non c’era solo la patente per la motocicletta: dovevi iniziare a pensarti uomo, e gli insegnanti te lo mostravano.
Pochi anni fa, ho riammesso due fratelli alle 9,30 del mattino con una semplice R sul registro. Per curiosità chiesi loro dove fossero stati. La risposta fu avvilente: “Dal barbiere”. Poi, senza ritegno: “Le piace come me li ha fatti, prof?”

Il “buono” della riforma Gentile era che puntava molto sull’educazione e, volente o nolente, eri obbligato ad uscire – da qualsiasi corso di studi – con una mente ordinata e conoscendo il pregio del rispetto, verso gli altri e verso te stesso.
Il male della Riforma Gentile (riedizione della Riforma Casati, dell’800) era il classismo: per Gentile esistevano solo gli studi classici, gli altri erano solo dei parvenu. Curiosità: il Ministero dell’Istruzione è coordinato in “Divisioni”. C’è la Divisione per l’Istruzione Classica e Magistrale, poi quella per l’istruzione Scientifica e Tecnica: i due Licei, che parrebbero fratelli, nella mente di Gentile erano soltanto lontani cugini.

Cosa mi fa pensare che il liceo quadriennale non sarà quella meraviglia come raccontano? Alcuni ricordi lo impediscono.

Il primo è stampato nella mia mente come se fosse successo oggi: scrutinio finale di una Terza Scientifico. Si sta discutendo sulla promozione a Settembre o sulla bocciatura di un allievo: si tarda a votare perché l’orientamento è per la bocciatura. La preside interviene: “Ma di chi è figlio questo?” Promosso con tre materie a Settembre.
Scrutinio di una Quarta Scientifico. Un collega si alza, pallido, ed afferma: “Devo comunicare al Consiglio che mi è stata fatta un’offerta in denaro per non bocciare Tizio”. Cala un silenzio gelido, come se dal soffitto dell’aula pendessero i ghiaccioli. Tanto per rompere il gelo, la butto lì: “Beh, hai fatto male a dircelo: adesso ti toccherà dividere!”
Il gelo rimane, appena appannato da sorrisi forzati: tutti comprendono la gravità della situazione. La preside si riprende, inizia a proporre una meditazione sul percorso delle vacanze estive: chiamata dal giudice, deposizione, magari rimanere a disposizione…poi l’eventuale processo, andare a testimoniare – e come fa a dimostrarlo? Non lo dice, ma la sostanza è tutta lì! – insomma, finisce con quatto materie a Settembre.

Per questa ragione non credo al piano quadriennale, poiché mi sembra un nuovo liceo degli asini d’oro truccati da cavalli da corsa, mentre i corsi quinquennali saranno, in pratica, delle classi differenziali.
Sarà il liceo dei figli di “qualcuno”, che avranno lezioni private e tutor per ogni materia: promozioni comprate a suon di soldoni…altro che “eccellenze”, altro che “cultura laboratoriale”, “sperimentazione in itinere”…quante cazzate mi toccherà ancora ascoltare, dopo anni che me ne sono andato? Devo immaginare che, quello che con gran fatica si riusciva ad ottenere in cinque anni, s’otterrà in quattro?

Già, dimenticavo che ci vuole magia per ottenere questo bel frutto: ecco la ragione per cui, al Ministero, hanno nominato Maga Magò! E c’è anche chi ci casca, come Lillo che, appannato da imperituro buonismo, cerca “aspetti positivi”!

Scusate il disturbo: prometto che non scriverò più niente di scuola.

06 agosto 2017

Migranti, e cervelli migrati all’ammasso


Domandarsi il motivo della stupidità umana, quasi sempre è un esercizio retorico, giacché la stupidità è una qualifica della mente umana, come la speculare intelligenza. Se desideriamo, almeno, tratteggiarla rimane il noto adagio di Carlo Maria Cipolla: “La persona intelligente è colei che riesce, contemporaneamente, a soddisfare se stesso e gli altri. Lo stupido, contrariamente, riesce a non soddisfare né se stesso e né gli altri.”
C’è da chiedersi se poi, veramente, i tanti parvenu della politica che affollano esclusive ville ed inaccessibili panfili in questa stagione – oltre ad ingombrare le pagine dei rotocalchi che sfogli distrattamente dal medico – si rendano conto che Internet, in futuro, sarà giudice e testimone, la Storia sempre presente, ad un click. Mi torna alla mente la vicenda di Remo Gaspari – rais democristiano del Molise e dell’alta Campania – che finì i suoi giorni in una casetta di campagna, solo, e morì durante il “cambio” delle due badanti che l’assistevano. Dopo tanto sbattersi, finì per crepare solo come un cane.
Oggi ho due vicende da raccontarvi (reali), che mostrano a quale nequizia siano giunti il PD ed i suoi galoppini, compreso Tito Boeri – presidente INPS – che si dà tante arie di “riformatore” bonaccione.

La prima è una persona di 57 anni, ex autotrasportatore dipendente, che aveva iniziato a lavorare a 16 anni. L’uomo non sta bene: la malattia che gli hanno riscontrato fa parte delle molte sindromi simili alla SLA. In altre parole, è stato colpito gravemente nella locomozione: si muove con passettini brevi, come una persona di 90 anni. Non può fare la doccia da solo, poiché l’acqua calda sui muscoli gli provoca la perdita del controllo dei nervi. Sta ore ed ore seduto alla finestra, come un vecchio, e pensa a cosa l’ha ridotto la vita. Senza più la minima speranza di guarire: non ci sono interventi chirurgici possibili, non c’è niente da fare. Le relazioni dei medici sono limpide come l’acqua di fonte: anche un profano si rende conto, leggendole, che la situazione è grave e non c’è rimedio.
Decide di fare richiesta d’invalidità all’INPS: insomma, ho pagato decenni di contributi…avrò diritto a trascorrere quel che mi resta da vivere senza dovermi far mantenere dai parenti?

Presenta la domanda, va alla visita presso la sede INPS, il medico legale stende una relazione sul caso e, dopo una ventina di giorni, l’INPS si pronuncia: è invalido, ma non inabile. Come invalido ha già diritto alla pensione – sempre secondo l’INPS – che verrà decurtata di una percentuale, perché la pensione completa l’avrebbe avuta se fosse stato anche inabile. Va beh, pensa, qualcosa mi daranno: meglio di niente.
Una successiva nota dell’INPS, però, afferma che alcuni periodi di contribuzione sono “troppo bassi” e non raggiungono la “soglia” per essere considerati validi. Perciò, siccome quei periodi cadono proprio negli ultimi 5 anni, non avrà diritto ad alcuna pensione.
Lasciamo a dopo i commenti, perché i casi che vi proporrò sono due: per ora, pensate che c’è un uomo – da qualche parte d’Italia – che vive di fronte ad una finestra, che guarda fuori quel mondo il quale non gli appartiene più, ed ora sa anche che la società italiana lo considera sì invalido per il lavoro, ma che per l’INPS può anche crepare, anzi meglio. Crepa, così i tuoi contributi se li godrà qualcun altro.

Il secondo caso riguarda una donna di 64 anni, che ha creduto nella proposta della cosiddetta APE, ossia Anticipo PEnsionistico, mediante la quale l’obiettivo strombazzato da Renzi e dai suoi sodali doveva essere quello di fornire, alle persone occupate, d’anticipare (a 64 anni) la pensione stipulando una sorta di mutuo, che avrebbero ripagato con la successiva pensione. Oppure, dipendenti (sempre over 64) che le aziende volevano togliersi di torno: in questo caso, il “mutuo” dovrebbe anticiparlo l’azienda. Il terzo caso riguarda persone senza lavoro né pensione, che difficilmente potranno trovarlo a 64 anni: in questo caso, è lo Stato che dovrebbe intervenire, senza nessun rimborso.

La signora ha 64 anni, 34 anni di contributi versati (ne bastano 30), ma si sente rispondere di no: perché? Perché sono 25 anni di contributi INPS e 9 come Co.Co.Pro, e gli anni come lavoratore “atipico” sono considerati “metà” (protervia maxima!) per i lavoratori “atipici” (i quali non possono accedere alla contribuzione volontaria), perché la contribuzione dei lavoratori “atipici” è inferiore allo “standard” INPS. Quindi, 25 + 4 e mezzo fa 29 e mezzo: torni nel 2020 signora, sempre che la normativa non cambi ancora!

Non voglio continuare la questione “tecnica” – se mai, sarà qualche troll a cercare di smentire – ma un principio – violato – mi è saltato agli occhi. Gli anni trascorsi sul lavoro, non contano più come “tempo” bensì come moneta, denaro, soldi, grano…o come volete chiamarli? Insomma, un’equivalenza che non ha senso: tempo e valore. Assurdo, inconcepibile.
Se i miei contributi versati sono minori, mi verrà corrisposta una pensione più bassa, ma non si possono eliminare come se non fossero mai esistiti!
Ovvio che ne deriva la domanda: che fine faranno quegli anni con versamenti “insufficienti”?
E poi: quando mai s’è visto che tempo e denaro siano due valori corrispondenti? Certo, potrete impiegare il vostro tempo per guadagnare denaro, ma nessun milione di dollari potrà regalarvi più tempo se la vostra ora è giunta. Forse migliori cure…ma la malattia non si cura del vostro denaro, e avanza inesorabile: due giorni, tre mesi di vita in più? Credo che dipenda più dalla nostra mente che da qualche alchimia terapeutica.

Queste mefitiche novità giungono in un’epoca nella quale la “vecchia” società italiana non esiste più da tempo: il mondo agropastorale – poche pretese, risorse a portata di mano e capacità, apprese di padre in figlio, di saperle sfruttare, la famiglia patriarcale, musicanti e teatranti di strada, cura della terra e delle acque, poiché erano la tua terra e le tue acque…insomma, un mondo povero ma tranquillo…al più, se eri proprio solo e abbandonato, bussavi alle suore di carità – poi il mondo industriale, maggiori pretese, ritmato da regole ferree ma precise: orari, tempi, lavoro, retribuzione, pensioni. E diritti codificati, precisi.

Oggi, tutto questo non esiste più. I tuoi anni di lavoro contano come capitale versato e, se non raggiungono determinate soglie, diventano niente, nell’attesa che tu passi a miglior vita: fra l’altro, tutte queste “riforme” sono state emanate da governi illegali in modo assolutamente unilaterale, senza confronto, mai sottoposte a referendum, con il solito occhio delle banche che vegliano su quei “capitali”.
Ora, mi fa sorridere Salvini: vuole sottoporre a referendum la Legge Fornero? Nessun problema: siccome il referendum è solo abrogativo e per una determinata legge (come hanno fatto per l’acqua) vareranno prontamente una legge “Fornaretto”, che riporterà i flussi di cassa al livello desiderato. E tu, raccogli le firme, presentale alla Consulta…ecc, ecc…
E’ tutto, soltanto, propaganda elettorale.

Ma c’è dell’altro, i migranti, ai quali vorrebbero fornire lo “ius soli”. Ora, io mi metto nei panni di un povero tizio che nasce in Italia, parla solo italiano, scrive in italiano, tifa per la Juve o per la Roma…e beh…non riesco proprio a capire perché non possa essere italiano. Al massimo, alla maggiore età, gli chiedi cosa vuol fare. Qualcuno non sarà d’accordo, perché c’è il sangue e la razza…ma, da ex insegnante, vi posso dire che se un albanese o un marocchino è nato in Italia, non ha proprio niente di culturalmente diverso da noi. Chiusa parentesi.

Perché s’arrabattano così tanto per far diventare italiani gli immigrati? Per i voti – dite voi – ma a me la cosa fa ridere, ridere a crepapelle.
Sapendo di che forza è il gelataio di Rignano, e di che forza sono quelli che tirano i fili del burattino Big Jim, vi sembra credibile che “investa” in “qualcosa” che potrà, al più, dargli qualche risultato elettorale fra almeno un decennio?
Lo sapete che un buon politico pensa alle prossime generazioni, mentre un arruffone da parlamento italiano pensa solo alle prossime elezioni, vero?

Ma, i migranti, sono un affare, un grande affare. Non c’è lavoro in Italia, lo hanno distrutto a forza di tasse e cessioni a multinazionali estere, ma a loro non frega un accidente.
Sapete quanta gente lavora (e vota) – partendo dal centro – ossia capi-divisione ministeriali per le migrazioni? Poi, si scende ai mille funzionari, statali o locali. Si arriva a chi deve coordinare il lavoro delle ONG, per arrivare al personale delle ONG stesse. Quando il migrante è arrivato, bisognerà accoglierlo: ecco che parte il settore “assistenza”, con stuoli di dirigenti regionali, provinciali, comunali…fino agli assistenti sociali, che devono trovare soluzioni per ospitarli. Poi, ci vorranno altri stuoli di persone che gl’inventino uno straccio di lavoro, qualcosa come fare lo sguattero in cucina per 200 euro il mese. Part time, ovvio, perché dopo c’è la scuola dove li devono alfabetizzare, insegnare loro tutto…dai segnali stradali fino a recarsi dal medico, eccetera, eccetera…
La Chiesa Cattolica è per l’accoglienza, ovvio: sono loro a beccare fior di quattrini dallo Stato per le loro “comunità”.

I migranti sono un grande affare – come raccontava Emma Bonino – e l’Italia chiese che fossero tutti dirottati in Italia, poi parecchi finirono in Grecia. Perché? Poiché sono i due Paesi coi bilanci più disastrati dell’Unione, più facili da ricattare. Vuoi dare gli 80 euro e vincere le elezioni? Beccati ‘sto stuolo di africani in casa!

Sull’altro versante, il problema dei migranti è serio: perché rischiano la vita nel Mediterraneo per fuggire dall’Africa?
Oh bella: perché Areva deve macinare le loro montagne per tirar fuori l’Uranio (Ciad e Niger), mentre nel delta del Niger ENI, BP, Exxon Mobil e tutto il resto non vogliono gente fra le palle mentre riducono un paesaggio palustre in un inferno dantesco, con colossali incendi che tutto devastano. E poi c’è la “normalità” dell’Africa, ossia dittatori che vivono in residenze protette da centinaia di miliziani, che pagano in dollari.
E poi c’è la fame, la fame vera, atavica, ereditata da centinaia d’anni di schiavismo, colonizzazione, decolonizzazione, ricolonizzazione a forza di propaganda su un “ideale collettivo” di vita euroamericana assurta a religione del Pianeta.

Direte voi: ma costa un sacco di soldi mantenere in moto una macchina del genere, che parte dai gommoni nel Canale di Sicilia ed arriva al pacco-viveri nella periferia di Milano.
Eh beh?

Ricalcoliamo le pensioni, alziamo la “soglia” del contributo previdenziale per diventare conteggiabile, portiamo l’età della pensione a 70 anni, raddoppiamo – in un solo anno – le tasse a favore degli Enti Locali (2016), mettiamo 100 euro di tasse sulla bolletta dell’ENEL e chiamiamolo “canone RAI” poi, sul metano mettiamo CIP6, 5, 4, 8, 9…20 euro di metano ed 80 euro di tasse. Non sai più se ti conviene entrare dal gioielliere o in Comune, per pagare la spazzatura: forse oro e brillanti costano meno.
Non è poi così difficile, ed otterremo un risultato clamoroso: gli italiani, dopo essere emigrati ovunque, diventeranno razzisti e si dimenticheranno di noi, che li fottiamo alla grande tutti i giorni! Basterà far blaterare un Salvini qualunque per ottenere che la loro rabbia si scarichi su di loro, mica su di noi! Poi Salvini, come già Bossi, passerà all’incasso.
La febbre del voto contagerà tutti, da Grillo fino a Renzi, bisogna far fruttare tutto! Da destra a sinistra bisognerà raccontare che l’Europa è cattiva non perché ci fotte con l’euro tutti i giorni, ma perché non si vuole prendere i migranti! Così loro confonderanno l’Europa ed i migranti, dicendo: vadano tutti affanc…Così ci lasceranno in pace.

Ma quanti sono?
Nel 2016, sono arrivati in Italia 181.436 persone (fonte: Viminale), nello stesso anno, il saldo nascite/morti è stato negativo per circa 86.000 unità (2): considerando gli italiani che vanno all’estero, non sono cifre da disastro epocale. Grosso modo, la popolazione rimane stabile.
Cambia la qualità – sono d’accordo – partono le teste pensanti ed arrivano dei poveri disgraziati (molti con una laurea in tasca, ma non riconosciuta), ma a loro cosa frega? Niente.

Pensate che la poderosa razza italica venga inquinata da DNA troppo diversi? Beh…se la razza italica è riuscita a farsi un simile autogol, a sopportare una simile accozzaglia di mangiapane a tradimento nei posti di potere, e non muovere un muscolo per ribellarsi a tanta presa per i fondelli…se lo merita, speriamo che quel “DNA” ci porti qualcosa di nuovo, perché con quel che ci ritroviamo, c’è veramente da strapparsi i capelli.

Sappiamo tutti – anche l’uomo della strada che legge solo la Gazzetta dello Sport – che rubano e ci fottono per rubare, sappiamo tutti che sono d’accordo nel presentarci le “soluzioni” elettorali che più ci aggradano – ieri il rassicurante “professore”, poi il bravo “imprenditore”, quindi il ragazzo “giovane e bello”, domani il sogno di Grillo, il quale si guarda bene dal dire a chiare lettere la verità: se vado al governo, il giorno dopo referendum consultivo sull’Europa…l’ha detto? E quando? E come? Tanto oggi ne dice una e domani la smentisce… – sappiamo tutti che in Italia comanda il duopolio franco-tedesco…sappiamo questo ed altro…e allora? Tutto quello che riusciamo a cogitare è la speranza, un domani, chissà quando, di riuscire a far parte dei fottitori e di lasciare l’universo dei fottuti.

Questa è la favolosa razza italica? Questa è la grande cultura italica? Spero tanto in un buon apporto di DNA africano, come in Francia, che diede asilo a 7 milioni di algerini e, oggi, se Macron prova a toccare pensioni ed assistenza gli vanno a fuoco le banlieu. In Francia, signori miei, si è giunti con gran fatica alla pensione a 62 anni, ma oltre nessuno ha il coraggio d’andare. In Francia, un autotrasportatore, dopo 25 anni – a qualsiasi età – va in pensione: in Italia, un macchinista delle ferrovie va a 67 anni, con una speranza di vita media di 62!

Noi ci lamentiamo coi colleghi di lavoro, lanciamo petizioni su Change.org, scriviamo commenti di “vibrante protesta”. Aderiamo al voto “di protesta”. Poi, dopo il Tg…c’è la partita o un film?
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso, e non trovi scuse sulla razza o l’invasione: osservi la sua coscienza. E pianga.




(2) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Istat-86-mila-italiani-in-meno-nel-2016-nascite-minimo-storico-e82256d6-2954-427a-8950-226945b0bfa6.html